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Tra musica, spiritualità e artigianato: la settimana di Strade Maestre a Vidracco

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  • Categoria dell'articolo:diario 25-26
Dal 22 al 27 settembre 2025
 

Questi giorni siamo stati ospiti del Comune di Vidracco e della comunità di Damanhur, in Val Chiusella. Abbiamo esplorato i luoghi e la spiritualità di questa comunità unica, vissuto momenti di ascolto della musica delle piante, partecipato a laboratori artigianali. 

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 26 settembre. Vidracco

 

Oggi é il 26 settembre ed è l’ultimo giorno che passiamo a Vidracco in Canavese dopo esserci stati dal 23 settembre.

Siamo partiti la mattina del 23 settembre da Borgofranco d’Ivrea con una pioggerellina leggera in direzione del centro d’Ivrea, dove siamo arrivati all’ora di pranzo con un tempo che non migliorava e dopo 9km di cammino passati a chiacchierare.

In questa mattinata ho continuato a pensare a un evento che mi è accaduto, perché la pioggia mi porta a pensare tanto e a isolarmi un po ‘.

Finita la pausa dove io e Jeanne ci siamo cucinati un buon riso con pesto e pomodori freschi presi pochi minuti prima al lidl, alle quattordici ho fatto una chiamata che é durata quasi un’ora e che mi ha aiutato a chiarirmi meglio le idee e a buttarle fuori.

Verso le sedici sono arrivate delle navette che ci hanno portato a Vidracco, per la precisione al comune dove abbiamo alloggiato per un pò di notti.

Il giorno seguente dopo pranzo siamo andati a visitare una delle tante realtà della federazione di Damanhur.

Una volta arrivati sul posto ci siamo seduti su dei gradini dove Urania ha iniziato con la spiegazione della storia della federazione, e dopo ci ha portato a fare un piccolo giro del posto. Abbiamo visto una piazza ricca di monumenti e in stile greco antico, dove la guida ci ha spiegato ancora qualcosa della storia della federazione integrandola a quello che stavamo vedendo.

Siamo andati all’inizio di uno dei sentieri che gira tutto il villaggio. Ho trovato difficoltà a seguire perché ero distratto da varie cose, quindi per concentrarmi ho dovuto prendere appunti per non perdermi troppe cose.

Dopo ci siamo divisi in due gruppi per andare a visitare il loro tempio ipogeo che distava qualche minuto in macchina dal villaggio e io non vedevo l’ora di vederlo.

Il secondo gruppo, di cui facevo parte anch’io, ha avuto la possibilità di avere come guida un insegnate di storia dell’arte. C’era un cielo nuvoloso come la mia mente in quel momento ma una volta arrivati davanti all’entrata del tempio e dopo aver messo dei proteggi suola, la mia testa e i miei occhi si sono riempiti di meraviglie.

Era stupendo, pieno di arte, storia e ogni elemento dei dipinti, delle statue, dei mosaici che abbiamo visto aveva una ragione precisa per essere lì dov’era e per essere com’era. Rendendo tutto ciò fantastico.

Siamo entrati dal basso, la parte più recente, per poi risalire e durante il percorso ho notata che c’erano un sacco di porte segrete perché il cantiere è rimasto nascosto per i primi 16 anni a tutti tranne ai damanhuriani.

Una volta uscito mi sono accorto che aveva anche diluviato fuori e stava per ricominciare, così come la mia mente a essere piena di idee e pensieri confusi come il tempo.

La stanza che mi è piaciuta di più perché aveva la storia più affascinante è stata la seconda, ma quella che mi stupì di più mi impressionò di più fu l’ultima nominata la stanza degli specchi dove non c’erano opere perché le opere d’arte eravamo noi.

Mi sono visto in un modo in cui non mi ero mai visto. Poi l’insegnante ci ha fatto anche sedere per ascoltare il suono del gong.

Il secondo giorno, già premetto che è stato un giorno pesante, ma che mi ha fatto molto bene e da quel giorno mi sento come ripristinato.

Siamo tornati al luogo in cui eravamo il giorno prima, questa volta però per vedere le scuole con Lepre, che è un degli insegnanti della scuola che insegna una materia che ha inventato lui alla cui base c’è l’educazione motoria. Insieme a una collega ci ha raccontato come funzionano le scuole a Damanhur, i principi che hanno e gli obiettivi che si impongono.

Mi ha stupito perché tutto quello che diceva mi sembrava irreale: avrei adorato stare in una scuola del genere al posto della mia.

A causa della pioggia anche quel giorno non abbiamo potuto fare il giro nel bosco, quindi siamo andati a meditare con il fuoco, ma prima di meditare abbiamo fatto degli esercizi per scioglierci un po’ e dopo Lepre ha acceso una candela con un accendino purificato e l’ha messa al centro del cerchio che abbiamo formato. Poi ne ha prese altre più piccole e ce le ha date già accese. Abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo iniziato a meditare: il concetto era buttare fuori tutto, così che il fuoco della candela pigliasse tutto e ci alleggerisse. Ci guidò Lepre, sia nel come respirare, sia nel come buttare fuori il nostro peso interiore.

Io, una volta aperti gli occhi, non vedevo più le cose con gli occhi di prima… mi sentivo più me stesso, un me stesso che avevo

accantonato perché ero sommerso da troppi pensieri. Ecco, questo è stato il momento che mi ha resettato.

 

Lorenzo di Marco