Dal 19 al 22 settembre 2025
Dal 19 al 22 settembre 2025, il cammino ci ha portati attraverso paesaggi incantevoli, incontri significativi e momenti che hanno lasciato il segno, tappa dopo tappa.
Il 19 settembre, partiti da Châtillon e arrivati a Verrès, abbiamo percorso 15 km, accompagnati da un sole gentile e da un gruppo in ottimo umore. Sin dal mattino, due guide ambientali escursionistiche ci hanno raggiunti per spiegarci le regole fondamentali del cammino: il rispetto per la natura, il procedere in fila indiana, l’ascolto del proprio corpo. Dopo pranzo, Pietro, insegnante di storia dell’arte, ci ha regalato un intervento emozionante su arte, coscienza, immaginazione e bellezza, citando anche Stefano Mancuso. La giornata si è conclusa con un rilassante massaggio ai piedi guidato da Alessandro, una pizza in compagnia e un giro in paese.
Il 20 settembre è stato più impegnativo fisicamente: dopo il trasferimento in pullman da Pont-Saint-Martin a Verrès, abbiamo camminato fino al Forte di Bard, per un totale di circa 25 km e oltre 35.000 passi. La mattina è iniziata con momenti di silenzio e raccoglimento, ma anche con la gioia di conoscere Claudia, guida ambientale escursionistica simpatica ed energica. Al Forte di Bard abbiamo partecipato a una visita guidata che ci ha riportati indietro nel tempo. Il pomeriggio ha preso una piega più leggera e affettuosa: due giovani scout, Giacomo e Pablo, ci hanno condotti fino a un boschetto tranquillo, dove abbiamo cucinato insieme all’aperto, condividendo cibo semplice e tante risate. Dopo cena, siamo tornati a piedi fino a Point-Saint-Martin, aggiungendo altri passi e chiudendo una giornata lunga ma piena di calore e connessione. La fatica si è fatta sentire, ma anche il senso di conquista e gratitudine.
Il 21 settembre, da Pont-Saint-Martin a Borgofranco d’Ivrea, abbiamo percorso 16 km in compagnia di una nuova figura ispirante: una pellegrina francese di 70 anni, piena di energia e saggezza, con cui abbiamo avuto scambi preziosi. La giornata ha regalato anche un momento molto speciale: una votazione anonima del gruppo mi ha scelto per un’intervista a Radio 24, prevista per il giorno dopo. Un gesto di fiducia che mi ha emozionata profondamente. La serata si è chiusa con musica, letture e un’atmosfera che comincia sempre più a somigliare a quella di una piccola famiglia in cammino.
Il 22 settembre ci ha accolti con la pioggia: da Borgofranco d’Ivrea a Ivrea, e poi in pulmino fino a Vidracco, abbiamo camminato sotto il cielo grigio, protetti dai cappucci e raccolti nei nostri pensieri. Ma proprio in quella cornice silenziosa è arrivata la chiamata di Radio 24: ho rilasciato l’intervista sul progetto, cercando di raccontare con il cuore ciò che stiamo vivendo. A Ivrea, il pranzo è stato semplice, su un prato umido ma pieno di sorrisi. L’arrivo a Vidracco, accolti dalla comunità di Damanhur, è stato speciale: abbiamo dormito in una grande sala comunale e vissuto un’intensa attività serale fatta di abbracci, contatto e silenzi. La cena, preparata con amore dalla mamma di Ramon, è stata seguita da un cerchio di condivisione che ha fatto emergere emozioni vere, occhi lucidi e connessioni profonde.
In questi giorni abbiamo incontrato guide esperte, scout giovani e appassionati, artisti, viandanti da tutto il mondo. Abbiamo visitato borghi, fortezze, e condiviso passi sotto il sole e sotto la pioggia. Ma, soprattutto, abbiamo imparato ad ascoltare la natura, gli altri e noi stessi.
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Il “diario esteso” di questi giorni di viaggio è arricchito da alcuni testi personali scritti dal gruppo della redazione in cammino: Amanda, Raabiyah e Valentina.
IL BISOGNO DI PERDERMI PER RITROVARMI
Ci sono viaggi che iniziano nel cuore, molto prima che i piedi si mettano in cammino. E il mio è cominciato così: con l’agitazione sottile dei giorni che precedono una partenza importante. Emozioni mescolate come colori su una tavolozza – attesa, ansia, curiosità, paura. Ogni preparativo era un battito in più, ogni pensiero un’onda che saliva e scendeva dentro di me.
Poi quel momento: il primo passo. Un passo carico di tutto quello che avevo dentro. Mi sono sentita piccola davanti all’immensità di ciò che mi aspettava, eppure profondamente viva, come mai mi ero sentita prima. C’era un silenzio carico, denso, che sembrava parlare più delle parole. In quegli istanti ho sentito di appartenere a qualcosa che ancora non capivo, ma che già mi stava toccando l’anima.
Dentro di me, malinconia e desiderio si scontravano come due stagioni differenti. Lasciare casa è stato come staccare un pezzetto di me. Ma c’era anche quella spinta incontenibile verso l’ignoto, quel bisogno di perdermi per ritrovarmi. Il coraggio non era assenza di paura, era scegliere di partire nonostante tutto.
I primi momenti con il gruppo sono stati attraversati da una timidezza sottile. Guardarsi negli occhi cercando conferme, sorrisi esitanti, un desiderio muto di sentirsi accolti. Sentivo il mio cuore battere più forte per ogni gesto condiviso, per ogni barriera che piano piano cadeva. Quando sono arrivate le prime risate leggere, ho provato una gratitudine semplice ma profonda: stavamo iniziando a diventare qualcosa insieme.
La notte condivisa è stata fragile. Un miscuglio di sonno e veglia, di pensieri che giravano e si rincorrevano nella testa. Ma anche lì, tra respiri vicini e silenzi condivisi, è nata una nuova sicurezza: quella di non essere sola.
Nel cuore dei giorni ho provato un’ampia gamma di emozioni. Meraviglia, davanti a paesaggi che sembravano toccare qualcosa dentro di me. Pace, in certi silenzi che mi abbracciavano. Gioia, quando imparavamo senza accorgercene, con lo sguardo rivolto al cielo.
E poi, inevitabili, le difficoltà. Dolore fisico, stanchezza, piccoli fastidi che diventavano grandi. Ma ogni fatica superata era un inno alla resilienza. Sentivo il mio corpo cedere e poi rialzarsi, sentivo la mia mente ribellarsi e poi adattarsi. E in tutto questo, l’emozione più forte era la soddisfazione. Non quella urlata, ma quella intima, che brilla solo dentro di sé.
Ci sono stati momenti in cui cercavo la solitudine come rifugio: mettevo le cuffiette e lasciavo che la musica mi facesse compagnia. In quei momenti sentivo tutto: la nostalgia, la mancanza, il bisogno di silenzio. Ma sentivo anche me stessa, più nitida, più vera.
E poi l’affetto: quello che nasce senza far rumore, che ti si appoggia accanto come un cane buono. Gli occhi dolci di Tumpi, il cane di Pietro, una delle guide-insegnanti, mi hanno regalato un conforto silenzioso, un frammento di casa che mi portavo dentro. È stato come ritrovare un pezzo del mio mondo, anche lontano.
E ora, dopo una settimana, sento che qualcosa è cambiato. Le emozioni si sono intrecciate fino a diventare parte di me. Non siamo più solo individui in cammino: siamo legati da una trama invisibile fatta di emozioni condivise, di dolori taciuti e gioie improvvise.
Questa settimana è stata un mosaico di emozioni:
Respiro corto, cuore pieno.
Dolore fisico e leggerezza dell’anima.
Nostalgia che pizzica e meraviglia che consola.
Timore che sfuma in coraggio.
Solitudine che si trasforma in legame.
E mentre scrivo, sento che questo è solo l’inizio.
Il cammino è dentro di me, è dentro tutti noi.
E ogni emozione vissuta ne è la prova più vera.
Amanda
SPONTANEITÀ E AMICIZIA IN MARCIA
Creare relazioni con le persone aumenta la forza per essere più sicuri di sé, e aiuta anche a sentirci come se fossimo riuniti in una famiglia. Creating relationships with people makes me feel happy because we share our ideas and also emotions. It is very important to have relationships with everyone around you because you never know what they can share with you, and it might be so special that it will help you in life… and we don’t want to miss it.
For me since I’ve started creating relationships with my friend Amanda I have learnt a lot of things about life. She has always something to talk about that really helps me .During the walk I talked to her sharing my ideas about who I want to become, a nutritionist, and she gave me ideas about how to get there. This conversation made me feel as if I was talking with my mom because I felt really happy and safe. Amanda is a very kind person who gives me ideas and always has a smile on her face. I also wish to thank Mother Nature who brought me into this life and also God who gave me the ability to create relationships with people.
Raabiyah
ORIENTARSI NEL NON SAPERE
Vidracco, seduta a un tavolo di plastica verde militare, con Amanda e Raabiyah a scrivere assieme il nostro diario. Sento le voci degli altri che parlano di tracce gpx, il suono del Chiusella che scorre vicino a noi, uccellini che si svegliano in questa mattinata umida e densa d’acqua che piano piano si rischiara e stende. Scrivo e respiro e mi sento le spalle leggere, la mente a ritmo con i passi di questi giorni: un andamento lento e costante in cui correre avanti o indietro non serve a niente e a nessuno. Un esercizio di presenza per me quello di questi giorni, che ora si posa nella presenza, più intima, della scrittura. Come mi ha detto oggi Raabiyah, è normale che oggi io mi senta più in contatto con le mie emozioni perché stare fermi in un posto (oggi è il primo giorno di una residenzialità di 5 giorni), ‘makes you feel home’. Ha preso il punto giusto. Mi sento più a casa, non perché ci sia qualcosa di familiare: sono in un posto nuovo, a fare un lavoro che non ho mai fatto, con persone che conosco da una decina di giorni, ma ci siamo svegliat* senza dover andare altrove oggi, e questo mi aiuta a stare, a ascoltarmi e ascoltare. Sento il calore che piano piano sale dalla terra e ci coccola, sento l’immenso valore dell’esperienza che stiamo facendo. Senza fretta camminiamo, guardando nella stessa direzione… che oggi non so definire quale sia. Attendo, senza fretta, che questa direzione prenda forme più definite, nomi, sapori e caratteristiche che mi permettano di orientarmi nella direzione giusta quando i venti, le onde o le nebbie mi faranno perdere il centro… siamo tant* pirat* (non sto a raccontare il perché) per cui non c’è niente da temere… non ci perdiamo nemmeno nei 7 mari… certo qualcun* deve migliorare nel seguire le tracce, ma non faccio nomi e comunque…. è già un’altra storia.
Valentina- Guida- insegnate











